OGR: con l’amianto giocavamo

OGRRuggero Marchesini , per vent’anni vetraio alle Ogr, operato tre volte: “Morivano tutti dello stesso male e non ci fu mai nessun controllo”. “ABBIAMO iniziato a preoccuparci quando gli addetti esterni alla coibentazione cambiavano di continuo, perché morivano tutti dello stesso male. Noi l’avremmo scoperto solo dopo, ma da quel momento abbiamo capito che c’era qualcosa che non andava”. 
Per più di vent’anni, dal ’73 al ’95, Ruggero Marchesini era per tutti il vetraio delle Ogr. Apre le porte di casa sua di domenica mattina, un appartamento al secondo piano a Corticella, in una via fitta di condomini costruiti negli anni del boom. Vive assieme alla moglie che, un po’ per discrezione e un po’ per pudore, resta in disparte per tutto il tempo dell’intervista. Dopo avere per anni respirato amianto, Marchesini oggi lotta contro un tumore ai polmoni. Ha subìto tre delicate operazioni equandoparladeveogni tanto fare una pausa e riprendere fiato. “L’esposizione più forte l’ho avuta nei primi 8 anni di lavoro “.
Marchesini, nessuno di voi sapeva quanto fosse pericoloso?
“Nessuno. Addirittura ci scherzavamo. Per gioco facevamo dei sacchetti con dentro polvere di amianto da far cadere in testa al malcapitato di turno. Per noi ai tempi era una goliardata, dopo abbiamo scoperto il pericolo”.
Nemmeno il medico di fabbrica vi diceva di stare attenti?
“Macché, nulla. Qualcosa ci è stato detto solo a metà degli anni ’90, quando l’amianto fu bandito e si iniziò a sospettare della sua nocività”.
E cosa accadde?
“Mi ricordo che a un certo punto, era il 1995, il medico dell’Ogr con insistenza mi chiese di andare da lui per la visita periodica. Ero stupito da questa richiesta, perché fino a poco tempo prima ero stato ricoverato in ospedale per un incidente d’auto. E allora gli dissi: ma scusa, fino a ieri sembrava che avessi respirato aria di montagna, ora che fretta c’è? Niente da fare, urgente, dovevo fare la Tac”.
Quale fu il responso?
“Asbestosi, che è la malattia polmonare cronica proprio di chi ha inalato fibre di amianto. Solo a quel punto fui allontanato dai siti contaminati. Poco tempo dopo sono andato in pensione”.
Come entrò alle Ogr?
“Con un concorso da operaio. Ero già sposato con due figli. Lavoravo in un’altra ditta, ma avevo litigato con il capo. Decisi così di andare via”.
Lo stipendio era buono?
“Mica tanto, circa 160 mila lire rispetto alle oltre 200 mila che guadagnavo prima. Appena mi arrivò la prima busta paga volevo già andarmene via. Ma mia mamma si impuntò: questo qui, mi diceva, è un lavoro sicuro, hai famiglia, non puoi rinunciare al posto fisso. E così rimasi”.
Quando la sua salute è peggiorata?
“Nel 2007 mi hanno detto che c’era qualcosa che non andava al polmone destro, poi a quello sinistro. Ho subito tre operazioni negli ultimi tre anni. Mi hanno asportato mezzo polmone perché hanno riscontrato un adenocarcinoma. Non ho contratto il mesotelioma, il tumore che colpisce la pleura. Mi hanno detto che il mio carcinoma è più lento”.
In questi anni nessun risarcimento dallo Stato?
“L’Inail si è fatta viva quando mi hanno diagnosticato il tumore. E mi hanno pure sgridato”.
Perché?
“Ma come, mi dissero, è ammalato dal ’95 e si presenta solo adesso? Secondo me però era compito dell’azienda certificare che il mio lavoro fosse avvenuto a stretto contatto con l’amianto. Solo nel 2008 questo è successo, prima non avevo strumenti per rivendicare questo diritto “.
Il 2014 è un anno terribile per le Ogr. Solo nei primi due mesi sono morti due operai, Valter Nerozzi e Enzo Sermenghi.
“Enzo era il mio capo, si è operato dopo di me. L’ho chiamato dopo l’intervento per vederci. Non ci siamo riusciti”.
È rimasto in contatto con gli altri colleghi?
“Con alcuni sì. Ci sono colleghi che vorrei vedere più spesso, ma se ne sono già andati. Ne ho persi tanti. Uno di loro mi sgridava sempre perché fumavo, lui che era un podista attento alla salute. È morto dieci anni fa”.
È una strage quella dell’Ogr?
“È una strage che nessuno ha voluto, ma che nessuno ha fermato. Non è stato lanciato un missile, per intenderci. Dietro però c’è l’inefficienza e l’incapacità dei dirigenti delle Ogr che non hanno fatto nulla per anni. Si sono attivati quando gli operai li hanno messi contro un muro. Solo a quel punto non hanno più potuto dire di no”.  BEPPE PERSICHELLA.

La Repubblica – Cronaca di Bologna – 29 Aprile 2014

 

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