BASTA MORTI IN FERROVIA

Basta morti sul lavoroBASTA MORTI IN FERROVIA. Bologna 13 settembre via S. Carlo 42 ore 10.30

Le morti in ferrovia sono oramai oggetto dell’attenzione di tutti coloro che in questi anni hanno individuato la centralità della sicurezza sul lavoro, ma questo non è di per se sufficiente a scalfire quella densa coltre che continua a mietere, indisturbata, le proprie vittime.
Come molti spesso non indugiano a citarlo, dal 2007 assistiamo ad una media di almeno un morto ogni due mesi, manutentori, manovratori, ditte, tutti lavoratori che in comune hanno il fatto di lavorare in mezzo ai binari e che sanciscono due aspetti che non sembrano voler essere messi in discussione. Così se l’accettazione, magari involontaria, di una ritualità nelle reazioni a questo fenomeno non produce nulla di buono, è soprattutto la totale assenza di una reazione da parte dei lavoratori colpiti in prima persona che evidenza la complessità nell’affrontare questa materia.
Per questo come lavoratori di RFI, aldilà delle differenze sindacali, abbiamo provato a convocare una riunione a Bologna, sabato 13 settembre alle ore 10,30 in via S. Carlo 42, con l’obiettivo di invitare tutti i ferrovieri che ritengono di essere sensibili alla materia, a ricercare un percorso comune che sappia tenere al centro la sicurezza sul lavoro in ferrovia, per provare a scardinare questo immobilismo.
Per info: Alberto Russo tel: 3475452488 e Stefano Pennacchietti tel: 3384673074

quello che segue è l’appello di convocazione:

ANCORA MORTI SUI BINARI … E PENSARE CHE IN FONDO, SIAMO PURE FORTUNATI!

“Ogn’anno, il due novembre, c’é l’usanza per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll’adda fà chesta crianza; ognuno adda tené chistu penziero.” …
In ferrovia muore principalmente chi lavora in mezzo ai binari, questo è il dato attuale con cui dobbiamo fare i conti, e non é casuale.
Non possiamo, ogni volta che un ferroviere muore sul lavoro, continuare a celebrare sempre lo stesso odioso rito, ipocrita, oppure sincero (a seconda di chi sia il celebrante), che resta comunque fine a se stesso, serve cambiare passo affinché si possa fermare questo stillicidio di cui siamo troppo spesso costretti ad aggiornare la statistica.
Di questo aspetto occorre avere maggiore consapevolezza altrimenti continueremo a girare a vuoto sulla ruota delle frasi fatte.
Occorre rendersi conto che, per quanto sappiamo sia difficile, non si può prescindere dal coinvolgimento dei lavoratori per poter porre un freno a questa strage continua.
Questo vuol dire fare i conti con quel contesto corrotto che è, si, favorito dall’azienda e da quei sindacati (FILT, FIT, UILT, OrSA, UGL e FAST) che ne traggono i maggiori benefici, ma è difeso ed interpretato nelle sue accezioni peggiori anche dai lavoratori.
La speranza da parte del lavoratore di trarne qualche profitto (anche se molto spesso miserevole), la paura delle conseguenze che un rifiuto può comportare e anche la costante ricerca del quieto vivere, rendono il terreno assai melmoso e liquidare la pratica con una generica critica alle privatizzazioni, al sistema capitalistico e chissà che altro, non smuove di una virgola il clima in cui maturano le condizioni che generano questo enorme numero di morti.
Prima di continuare vorremmo anche ricordare le innumerevoli occasioni in cui dimostriamo di essere paradossalmente, una categoria assai fortunata (!!??): perché se contabilizzassimo anche i mancati “incidenti” i numeri farebbero accapponare ancor di più la pelle.
Un mondo quindi che va anzitutto compreso, e riteniamo che gli schemi offerti nel tempo evidenziano una forte distanza tra chi li propone e li sostiene e i lavoratori che occorrerebbe coinvolgere.
Occorre una inversione di tendenza, anche culturale, che non ha a sua disposizione scorciatoie e questo aspetto non possiamo continuare ad ignorarlo:
non sposta di una virgola il solo denunciare l’arroganza dell’azienda che si erge a paladina della sicurezza scaricando sui lavoratori morti tutta la responsabilità;
non sposta di una virgola il solo denunciare l’ipocrisia con cui questi sindacati straccioni esprimono il proprio cordoglio di circostanza condito dalla falsa indignazione che in questi casi la contraddistingue, come se non fossero gli stessi che quotidianamente sostengono tutte le iatture aziendali;
non sposta di una virgola però, neanche il richiamo alla mobilitazione a casaccio, come semplice azione inerziale di qualsiasi organizzazione sindacale: non è accettabile pensare che sulla pelle dei lavoratori (mai come in questo caso nel vero senso della parola) si possa tentare la ricerca del consenso.
Riteniamo la vertenza che dall’inizio dell’anno sta vedendo una forte mobilitazione del personale viaggiante per riportare a macchinisti, capitreno e manovratori la pensione a 58 anni assolutamente legittima, ma riteniamo altresì che in questo momento non possa essere l’unico orizzonte di un’azione sindacale “altra”: non crediamo che se anche quella fosse una vertenza vinta (ovviamente ce l’auguriamo), ci sarebbe un solo morto in meno; tantomeno possiamo pensare di dover incrociare le dita ed attendere il nostro turno. Pertanto riteniamo che vada assolutamente avviato un percorso che abbia all’ordine del giorno un solo obiettivo: LA SICUREZZA DEI FERROVIERI.
Sappiamo che è difficile, che siamo pochi, che le cose da fare sono anche troppe, ma la questione o la si affronta per quello che é, oppure alla lunga subiremo la tentazione di smettere anche la rituale denuncia, per non sentirci parte della pletora degli ipocriti.
Abbiamo qualche idea da proporre, e ci auguriamo che questo appello incontri l’interesse più largo tra i compagni, fuori dalle pure “logiche di bottega”, per affrontare sul serio la materia. Pertanto invitiamo ad una prima riunione che si terrà a Bologna il 13 settembre alle ore 10.30 in via San Carlo 42, con un solo ordine del giorno: BASTA MORTI sul lavoro IN FERROVIA

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